fabriziocoppola

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Diario del tour #2: verona, verderio

In diario del tour, live on Aprile 16, 2009 at 15:44

Due giorni prima del concerto a Verona mi informano che a causa di una non meglio precisata ordinanza del sindaco che non si sa bene se sia già in vigore o meno l’unico modo di fare la data in solo acustico al majakowskij è di farla in unplugged vero – niente impianto, né cavi, microfoni o elettricità. Solo io, la chitarra o il piano e la mia voce. Interessante, penso. Per me può anche andare bene, l’importante è che il pubblico sappia che il concerto si farà così – dico, e mi rassicurano che sarà così. Non voglio rinunciare alla data di Verona, che resta per ora l’unica tappa veneta del tour, dal momento che il concerto inizialmente previsto a Treviso è stato annullato. Un’ora e quaranta per fare milano-verona e 40 minuti per attraversare la città, bloccata totalmente, probabilmente a causa del Vinitaly. Arriviamo al locale all’orario stabilito, in tempo per fare il non-sound check, per prendere un minimo di confidenza con l’acustica del posto – davvero ottima, grazie a un soffitto a volte in mattoni – e con il bel pianoforte Kawai. Dopo una mezz’oretta a giochicchiare con le chitarre e il piano decido che il non-sound check può dirsi concluso. Dopo poco siamo in una piccola trattoria poco lontano dal locale. Il posto è piccolino e affollato ma troviamo un tavolo da due ancora libero. Decidiamo di provare il risotto con i bruscandoli – le cime del luppolo selvatico –, e facciamo bene. Il vino della casa non è niente male, il servizio curato e amichevole senza risultare invadente. Per fare il verso a Gianni Mura, assegno un bel 7,5 alla trattoria. Rinfrancati nel corpo e nello spirito ci dirigiamo nuovamente al Majakowskij. Il locale è pieno. Il pubblico è incredibilmente silenzioso e attento (bravissimi, voto 8). Io ci prendo gusto e comincio a spostarmi per la sala, avvicinandomi agli spettatori più lontani dal palco. Quando mi sposto al pianoforte per L’altalena chiudo gli occhi e mi sembra di essere a casa. Bello.

Il giorno dopo tappa al Pintupi, uno dei miei circoli Arci preferiti dell’intero stivale – se non ci siete mai andati passateci una volta o l’altra, merita davvero. I ragazzi hanno anche migliorato la sala, con un palco tutto nuovo e altre cosucce molto carine. Il momento più bello di ogni concerto al Pintupi è sempre la cena, quando si mangia tutti insieme con i ragazzi del circolo che a turno preparano il companatico. Questa volta abbiamo pasta fredda con ricotta e pomodorini, una serie pressoché infinita di torte salate e altro che non ricordo. Nella sala sono esposte le opere di Maurizio Campesi – diverse illustrazioni e alcune poesie –, un giovane artista che conosco prima del concerto. Da sabato prossimo (18/4) la mostra si sposta alla biblioteca di Sulbiate (per più info lo trovate su facebook). Il concerto inizia attorno alle 23, e l’atmosfera è fin da subito ottima: alcune coraggiose ballano (ballano?!), molti altri cantano e io sono così preso a guardarli che mi impappino un paio di volte, sbagliando qualche accordo e qualche verso. Bene così. Prossimo appuntamento al neverland sul ghiaccio.

Diario del tour # 1: perugia, caserta

In diario del tour, live on Marzo 29, 2009 at 23:01

Seduto su una sedia di legno e paglia fumo una sigaretta e sorseggio una birra fuori dal loop mentre il sole si inflitra agile nelle strette strade del centro di perugia.  La giornata è bella, vado a fare quattro passi, mi allungo fino in via dei priori – vorrei rimanerci per sempre, forse. Mi fermo in un bar di fronte alla cattedrale, bevo un tè e butto giù una scaletta. Leggo il giornale. Intorno a me un paio di coppiette, tre ragazzi rumeni ridono e scherzano nei loro pantaloni sporchi di vernice bianca. Pago, esco e torno al loop.

Non sapevo che ci fosse un pianoforte, così me ne sto lì per una buona mezz’ora a prendere confidenza con lo strumento. Suonare da solo nella sala vuota mi fa sentire a casa. Il sound check è veloce, sistemo tutte le cose sul palco – le armoniche, la scaletta, i testi di alcuni pezzi nuovi che sbaglio quasi sempre – poi sono pronto per la cena. Si mangia a casa di gianluca e del suo socio con il quale gestiscono il locale: formaggi e salumi fatti dai genitori di gianluca più lasagna ai funghi preparata dal suo socio. Mangiamo sul divano, si chiacchiera, un po’ guardiamo annozero, poi sentiamo un po’ di musica. Oltre a me e a gianluca ci sono due ragazze, una ricercatrice universitaria emaciata ma dallo sguardo gentile e una studentessa prossima alla laurea che ci racconta una storia confusa su un omicidio, delle indagini in Brasile e altre faccende che faccio fatica a seguire.

È quasi ora, vado in camera e scelgo una camicia: ne ho portate 5 per due concerti – l’indecisione – pur sapendo benissimo quale avrei indossato. La indosso, controllo nello specchio e poi si va per un caffè. La gente al loop arriva sul tardi. Alle 11 si comincia, un’ora e mezzo dopo tutto è finito. Nel mezzo uno dei più bei concerti che abbia fatto: ogni cosa funziona perfettamente, il pubblico ascolta, applaude, ride, urla e capisce. Suono per la prima volta La stupidità in versione chitarra e voce – a metà pezzo mi commuovo, la sento quella lacrima solitaria che scende e mi distrae per un paio di versi, poi riprendo il controllo e la porto fino alla fine.

Quando esco per una sigaretta mi accorgo che la temperatura è precipitata rispetto al pomeriggio: fuori dal locale mi fermo a parlare con dei ragazzi poi torno dentro e aspetto la chiusura prima di tornare a casa con gianluca. Il mattino dopo un caffè in piazza e poi via alla stazione direzione caserta. Sulla strada saluto Perugia e tutto il resto.

Non ero mai stato a Caserta, così inorridisco quando scopro che hanno costruito la stazione proprio di fronte alla reggia. Bevo un caffè, adocchio le sfogliatelle e mi faccio un appunto mentale: ricordati di comprarne 4 o 5 prima di ripartire domani mattina. Il caffè è ottimo.

Dopo poco arriva Fabio e andiamo nella casa che mi ospiterà per la notte: è molto bella, con una terrazza grandissima e un’intera parete di finestre coperte di tende leggere rosse, arancioni e viola. Beviamo un tè, io mi faccio una doccia veloce e poi si va alla libreria ticonzero per l’intervista. I ragazzi dell’associazione che organizza il concerto – Fabio, Adriano, Cristina, Serena – sono fantastici e nonostante le difficoltà che incontrano vanno avanti dritti per la loro strada.

La sveglia suona alle 8, la spengo e quando mi risveglio sono le 9, e sono in ritardo. Dopo dieci minuti arriva fabio, beviamo un caffè al volo e scappiamo verso la stazione – senza dimenticare un salto in pasticceria per le sfogliatelle.

A Roma Termini ci sono le postazioni di informazioni per quelli che vanno al congresso del nascente popolodellelibertà. Li riconosci a prima vista. Mangio al volo una carbonara al ristorante self service chef express, lottando strenuamente per non far cadere il vassoio che reggo con una sola mano mentre sono in fila alla cassa – il resto del corpo è impegnato a trascinare trolley, chitarra e il preziosissimo sacchettino con le sfogliatelle. Il treno per Milano è affollatissimo, fatico a farmi strada fino al mio posto, sull’orlo di una crisi di nervi. Poi mi sistemo e cerco di recuperare un po’ di sonno. Operazione impossibile. Dall’altro lato del corridoio c’è una signora che attacca a raccontare la storia della sua vita al passeggero che ha di fronte e lo fa con un tono di voce che si sente fin dall’inizio del vagone. Ok, se non posso dormire, almeno cerco di seguire la vicenda. La signora è napoletana, ed è da poco vedova. Era sposata con un tipo di ferrara o ravenna, non ricordo. Il tipo era leghista e un giorno loro figlio a scuola fece un tema su Garibaldi, nel quale scrisse soltanto “Garibaldi era un cretino”; dopo questo fatto i genitori furono convocati a scuola per spiegazioni e la signora disse che era il marito che inculcava quelle cose al figlio. La signora parlava di queste cose con un distacco sorprendente, come se non si trattasse né di suo marito e nemmeno di suo figlio. Fatto sta che a un certo punto il nostro eroe del nord decide che vuole visitare Napoli, città natale della sua amata. Lei cerca di farlo desistere da quella malsana idea – non è posto per te, gli dice – ma lui è irremovibile. Ed è così che, quindi, quell’estate lei lo porta a Napoli. E lui se ne innamora. Incredibile. Ma più incredibile ancora è il fatto che un anno dopo l’azienda per la quale il marito lavora gli propone di trasferirsi a Napoli nella sede appena aperta: e lui accetta. In seguito l’uomo muore e nonostante lui avesse detto alla moglie più volte che avrebbe voluto essere seppellito a Napoli lei lo riporta su al nord: “perché quella è la sua terra – dice la signora – non me la sono sentita di lasciarlo lì a Napoli”.

Quando scendo in centrale sono confuso, molto confuso. Fumo avidamente una sigaretta appena sceso dal treno: il cielo è grigio e pioviggina. Stringo il sacchetto con le sfogliatelle come fosse l’ultimo palpabile feticcio dell’unità d’Italia e mi dirigo verso casa.

Questa macchina uccide la stupidità

In diario del tour, live on Marzo 13, 2009 at 23:42

Una fastidiosa influenza è qui con me a poche ore dal debutto di questa nuova avventura. Naso tappato e cerchio alla testa. Va bene, va bene.

Sono in giro da abbastanza tempo per sapere che la cosa che più conta è godersi ogni momento di ogni concerto – il suono, il check, una birra sdraiato sul palco mentre sistemo le regolazioni dei pedali, i sorrisi e le facce.

Questo tour si presenta come un mio personale best of delle mie canzoni: ho scelto esclusivamente quelle che mi diverto di più a suonare e a cantare – divertimento inteso in senso lato, ovviamente. Ci saranno canzoni da tutti i miei dischi, compreso un sacco di materiale nuovo, oltre ai brani che compongono il nuovo ep, fresco fresco di stampa.

Non ci saranno chitarre elettriche in questo tour. Sto giocando con questo nuovo suono, molto roots, che vuole anche essere una sorta di tributo ai Grant Lee Buffalo, uno dei gruppi che amo di più in assoluto. E poi mi piace molto l’idea di tornare ai basics, così come ho fatto per la scrittura dei nuovi brani: strutture scarne ed essenziali, e di conseguenza un suono scabro e privo di orpelli. La mia personale idea di folk di inizio secolo.

Come in ogni primo concerto di un tour, domani sera probabilmente ci sarà qualche sbavatura, qualche dettaglio non messo a fuoco perfettamente. E ci sarà anche un sacco di eccitazione e un po’ di paura – ho dovuto ristudiare gli accordi di un paio di vecchie canzoni, e spero di azzeccarli tutti domani. Questa cosa mi fa ridere. Se non li so io, chi mai dovrebbe saperli…

Domani vedremo.

 

qui una recensione del concerto

La stupidità tour

In live on Gennaio 1, 2009 at 19:13

14 marzo Arci Tambourine – Seregno
26 marzo Loop Cafè – Perugia*
27 marzo Caffè del Centro – Caserta*
03 aprile Majakowsky – Verona*
04 aprile Arci Pintupi – Verderio Inferiore, Lecco
18 aprile Neverland d’Inverno – Castello di Solza, Bergamo
30 aprile Stazione Cantautori – Firenze
02 maggio Caffè letterario – Bergamo
07 maggio Valverde – Forlì
08 maggio Morgana – Benevento
09 maggio Conte Staccio – Roma
13 maggio LaCasa139 – Milano
14 maggio Materia Off – Parma*
15 maggio Aguaplano – Cantù
16 maggio Sur le Sofà – Varese
29 maggio Officine Sonore – Vercelli 

Calendario in aggiornamento
*Concerti in solo acustico