Diario del tour # 1: perugia, caserta

Seduto su una sedia di legno e paglia fumo una sigaretta e sorseggio una birra fuori dal loop mentre il sole si inflitra agile nelle strette strade del centro di perugia.  La giornata è bella, vado a fare quattro passi, mi allungo fino in via dei priori – vorrei rimanerci per sempre, forse. Mi fermo in un bar di fronte alla cattedrale, bevo un tè e butto giù una scaletta. Leggo il giornale. Intorno a me un paio di coppiette, tre ragazzi rumeni ridono e scherzano nei loro pantaloni sporchi di vernice bianca. Pago, esco e torno al loop.

Non sapevo che ci fosse un pianoforte, così me ne sto lì per una buona mezz’ora a prendere confidenza con lo strumento. Suonare da solo nella sala vuota mi fa sentire a casa. Il sound check è veloce, sistemo tutte le cose sul palco – le armoniche, la scaletta, i testi di alcuni pezzi nuovi che sbaglio quasi sempre – poi sono pronto per la cena. Si mangia a casa di gianluca e del suo socio con il quale gestiscono il locale: formaggi e salumi fatti dai genitori di gianluca più lasagna ai funghi preparata dal suo socio. Mangiamo sul divano, si chiacchiera, un po’ guardiamo annozero, poi sentiamo un po’ di musica. Oltre a me e a gianluca ci sono due ragazze, una ricercatrice universitaria emaciata ma dallo sguardo gentile e una studentessa prossima alla laurea che ci racconta una storia confusa su un omicidio, delle indagini in Brasile e altre faccende che faccio fatica a seguire.

È quasi ora, vado in camera e scelgo una camicia: ne ho portate 5 per due concerti – l’indecisione – pur sapendo benissimo quale avrei indossato. La indosso, controllo nello specchio e poi si va per un caffè. La gente al loop arriva sul tardi. Alle 11 si comincia, un’ora e mezzo dopo tutto è finito. Nel mezzo uno dei più bei concerti che abbia fatto: ogni cosa funziona perfettamente, il pubblico ascolta, applaude, ride, urla e capisce. Suono per la prima volta La stupidità in versione chitarra e voce – a metà pezzo mi commuovo, la sento quella lacrima solitaria che scende e mi distrae per un paio di versi, poi riprendo il controllo e la porto fino alla fine.

Quando esco per una sigaretta mi accorgo che la temperatura è precipitata rispetto al pomeriggio: fuori dal locale mi fermo a parlare con dei ragazzi poi torno dentro e aspetto la chiusura prima di tornare a casa con gianluca. Il mattino dopo un caffè in piazza e poi via alla stazione direzione caserta. Sulla strada saluto Perugia e tutto il resto.

Non ero mai stato a Caserta, così inorridisco quando scopro che hanno costruito la stazione proprio di fronte alla reggia. Bevo un caffè, adocchio le sfogliatelle e mi faccio un appunto mentale: ricordati di comprarne 4 o 5 prima di ripartire domani mattina. Il caffè è ottimo.

Dopo poco arriva Fabio e andiamo nella casa che mi ospiterà per la notte: è molto bella, con una terrazza grandissima e un’intera parete di finestre coperte di tende leggere rosse, arancioni e viola. Beviamo un tè, io mi faccio una doccia veloce e poi si va alla libreria ticonzero per l’intervista. I ragazzi dell’associazione che organizza il concerto – Fabio, Adriano, Cristina, Serena – sono fantastici e nonostante le difficoltà che incontrano vanno avanti dritti per la loro strada.

La sveglia suona alle 8, la spengo e quando mi risveglio sono le 9, e sono in ritardo. Dopo dieci minuti arriva fabio, beviamo un caffè al volo e scappiamo verso la stazione – senza dimenticare un salto in pasticceria per le sfogliatelle.

A Roma Termini ci sono le postazioni di informazioni per quelli che vanno al congresso del nascente popolodellelibertà. Li riconosci a prima vista. Mangio al volo una carbonara al ristorante self service chef express, lottando strenuamente per non far cadere il vassoio che reggo con una sola mano mentre sono in fila alla cassa – il resto del corpo è impegnato a trascinare trolley, chitarra e il preziosissimo sacchettino con le sfogliatelle. Il treno per Milano è affollatissimo, fatico a farmi strada fino al mio posto, sull’orlo di una crisi di nervi. Poi mi sistemo e cerco di recuperare un po’ di sonno. Operazione impossibile. Dall’altro lato del corridoio c’è una signora che attacca a raccontare la storia della sua vita al passeggero che ha di fronte e lo fa con un tono di voce che si sente fin dall’inizio del vagone. Ok, se non posso dormire, almeno cerco di seguire la vicenda. La signora è napoletana, ed è da poco vedova. Era sposata con un tipo di ferrara o ravenna, non ricordo. Il tipo era leghista e un giorno loro figlio a scuola fece un tema su Garibaldi, nel quale scrisse soltanto “Garibaldi era un cretino”; dopo questo fatto i genitori furono convocati a scuola per spiegazioni e la signora disse che era il marito che inculcava quelle cose al figlio. La signora parlava di queste cose con un distacco sorprendente, come se non si trattasse né di suo marito e nemmeno di suo figlio. Fatto sta che a un certo punto il nostro eroe del nord decide che vuole visitare Napoli, città natale della sua amata. Lei cerca di farlo desistere da quella malsana idea – non è posto per te, gli dice – ma lui è irremovibile. Ed è così che, quindi, quell’estate lei lo porta a Napoli. E lui se ne innamora. Incredibile. Ma più incredibile ancora è il fatto che un anno dopo l’azienda per la quale il marito lavora gli propone di trasferirsi a Napoli nella sede appena aperta: e lui accetta. In seguito l’uomo muore e nonostante lui avesse detto alla moglie più volte che avrebbe voluto essere seppellito a Napoli lei lo riporta su al nord: “perché quella è la sua terra – dice la signora – non me la sono sentita di lasciarlo lì a Napoli”.

Quando scendo in centrale sono confuso, molto confuso. Fumo avidamente una sigaretta appena sceso dal treno: il cielo è grigio e pioviggina. Stringo il sacchetto con le sfogliatelle come fosse l’ultimo palpabile feticcio dell’unità d’Italia e mi dirigo verso casa.

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3 pensieri su “Diario del tour # 1: perugia, caserta

  1. grazie =)

    se penso all’emozione – che pur praticamente senza conoscerti – ho provato cercando di scorgere la tua mentre cantavi la stupidità a milano, credo di poter forse solo lontanamente immaginare quella di ascoltarti a perugia. sono felice per te e per le persone che l’hanno condivisa.
    buon riposo ^___^

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