Diario del tour #6: Forlì

(Dialogo tra F e P[L] avvenuto in un punto imprecisato dello stivale venerdì addì 9 maggio 2009):

Leslie, quanto cazzo manca?

Eh, tipo 300 km…

300 Km? Oh Santa Madonna dell’Annunciazione

Ma facciamo un passo indietro…

La tre giorni appena conclusa ha portato tutti i partecipanti alla spedizione (io, cantautore milanese di origini salernitane meglio noto come fabriziocoppola; paoloperego, alias leslie, bassista lecco-pugliese; fabiodeotto, batterista, provenienza nordmilano; fabiobonfante, alias bonfo, provenienza tuttoilfottutomondoconosciuto), dicevo, ha portato tutti i partecipanti a un soffio dalla verità assoluta: la verità assoluta è questa – no, ve la dico dopo.

Ma facciamo un altro passo indietro.

È mercoledì. Sono a casa di Paolo, chitarrista dei Lo.mo e molte altre cose. L’uomo – l’animatore di Sur le sofà, gli house concert meno chic e più sostanziali del nord italia – mette a disposizione il suo pluridecorato furgone (ha scorrazzato un sacco di band per mezza europa e inoltre sul portellone posteriore reca un bell’adesivo fender) per il nostro tour downsouth. Lo fa perché lui è fatto così: sa cosa è giusto, e si dedica a cosa è giusto.

Il furgone è un Ducato Turbo Diesel 6 posti che svolge il suo lavoro alla perfezione: è comodo, spazioso, talvolta anche silenzioso. Tutte queste qualità fanno sì che già pochi minuti dopo la partenza dalla base di Casamedusa tra noi e il mezzo si sviluppi un rapporto di dipendenza sentimentale e di affetto profondo. Quello stesso affetto che sviluppi per tua madre nei primissimi mesi della tua vita, quando, espulso dal grembo, trovi nel suo seno un istantaneo succedaneo delle mollezze trascorse e ti ci attacchi come se fosse – e lo è – questione di vita o di morte.

Prima tappa Forlì: facile, intorno ai 300 km, siamo attesi per le 19.00. Il viaggio scorre liscio, si arriva al Valverde in perfetto orario. L’Arci Valverde è proprio un bel posto: al livello della strada c’è un bar molto ampio con tanto di biliardo e un dehors spazioso e ombreggiato. Conosco Alessandro e Thomas, i due animatori della programmazione artistica. Alessandro ha un passato nella scena hardcore e ancora oggi suona con diversi progetti. Thomas lo incrocio solo di sfuggita e a parte la capigliatura rasta non ricordo altro.

Al piano inferiore c’è la stanza per i concerti, con un bel palco e un impianto di tutto rispetto. Il fonico – Alberto, approfondirò in seguito – mi convince a usare un microfono dedicato per l’armonica, così per la prima volta nella mia vita di fronte a me ci sono due microfoni appaiati.

Anche Alberto suona in diversi progetti e si guadagna subito la mia imperitura stima quando commentando il mio set (chitarra acustica con pedalini) cita subito i Grant Lee Buffalo. Evviva. Passiamo la successiva mezz’ora a parlare dei loro dischi e siamo felici.

Il concerto scivola via liscio e apre la strada a una quasi infinita sequenza di sfide a biliardo. Il mattino dopo sveglia presto (ci attendono più di 7 ore di viaggio con l’appennino da scavallare), colazione in un bar gestito solo da donne e partenza.

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