Diario del tour #9: Milano, Parma, Cantù

Su Milano niente da dichiarare: niente viaggio, niente particolarità enogastronomiche, niente di interessante insomma – e poi, quando arrivi al concerto partendo da casa tua non è mica la stessa cosa. In fondo, mi rompo abbastanza i cosiddetti a suonare a Milano, per questo, questo e quest’aaaltro motiiiivo.

Su Parma poco di più – per esempio l’intervista a Radio Parma con il simpatico dj di cui ahimé non ricordo il nome. Un’altra cosetta croccante riguardo Parma è questa: il locale, piccolino ma molto curato, ha dovuto anticipare l’orario dei concerti – acustici – a causa delle proteste di un abitante del vicinato. Suddetto abitante lo vediamo passare fuori dal locale poco prima del concerto, e il gestore – un ragazzo di Salerno (!) – me lo indica: grande è il mio stupore quando mi indica un uomo sui trentacinque con tanto di rasta che pedala tranquillamente per la strada. È proprio un grande paese l’Italia.

Altra cosetta fuzzy: passo una mezzoretta a parlare con un ragazzo che mi racconta quasi interamente la sua vita, con particolare attenzione su un colloquio di lavoro che aveva bucato nel pomeriggio con l’azienda che gestisce la raccolta rifiuti nel parmigiano.

“Cioè, se mi fossi fatto una cannetta di meno forse il posto l’avrei anche avuto. Non che mi interessasse, però per il momento poteva andare. E invece no. Non mi hanno preso. E ora non so cosa fare”.

Una cosa così per tipo mezz’ora, e in tutto questo era ovviamente abbastanza fatto di cannette.

Passiamo a Cantù, all’Aguaplano.

Il locale non è niente male, non ci avevo mai suonato. Bel palco, impianto nella norma, pianoforte a muro. I due gestori sono sinceri appassionati di musica, quindi stabiliamo subito il feeling giusto. La serata scorre piuttosto liscia – sound-check, cena gustosa (polpettone casalingo con insalata e patate, mi sembra di ricordare) e pre-concerto al biliardo. Il biliardo dell’Aguaplano ha le sponde magiche: non c’è modo di calcolare una sponda, le palle ci rimbalzano e continuano la loro traiettoria in direzioni imprevedibili.

Una lunghissima sfida Bonfo Leslie occupa quasi tutto il pre concerto, nella costernazione degli altri avventori che attendono il loro turno al biliardo.

Il locale si riempie sul tardi e il pubblico non è dei migliori. Noi facciamo la nostra cosa, e la facciamo bene – è per quello che siamo qui.

Dopo il concerto, una buona mezz’ora con l’amico Claudio Sala, che ha suonato con me per tutto il tour di La superficie delle cose – e, piccolo inciso, probabilmente il miglior chitarrista che conosco per gusto, cultura e consapevolezza. Dopo un po’ risaltiamo in macchina e torniamo tutti alle nostre magioni.

Il grosso del tour è ormai finito. Mancano solo due date, a Varese e a Vercelli. Non ho ancora finito che ho già voglia di ricominciare.

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