La strada per Waterloo

A circa un anno dalle sessions per La stupidità Ep, domani torno in studio a per fissare su nastro (in realtà molto più prosaicamente registreremo in digitale – il budget è quello che è…) il seguito. Il tutto si svolgerà a Casamedusa, che saranno tra le altre cose coproduttori esecutivi del lavoro.

Facendo due veloci calcoli realizzo che sono passati cinque anni da Una vita nuova (2005) e sette anni da La superficie delle cose (2003). Quindi la domanda della serata è: invecchiando si fanno dischi migliori? Chi può dirlo… questo lo scopriremo solo tra un po’. In queste sessions di registrazione ci saranno alcune novità. La prima è che per la prima volta sarò il produttore artistico di me stesso – e vi giuro che è un ruolo non invidiabile… Nelle ultime settimane sono stato spettatore di uno scontro tutto interno a me stesso, tra il me songwriter (MS) e il me produttore artistico (MPA). Ecco uno scambio tipico:

MPA: No, cazzo, sette strofe no, e chi sei? Bob Dylan? Che pensi di fare, un’altra Hurricane? No, quella roba va tagliata. Ti lamenti sempre che le radio non ti passano e poi scrivi ste robe con sette strofe…
MS: Ma no, ascolta le parole, senti che figata. Va bene così. Non senti che funziona? E poi a me di passare in radio non mi è mai fregato nulla… Io sono un cantautore, chiaro? Io osservo la società, studio, approfondisco, e poi ne parlo.
MPA: No, così non gira, taglia almeno un paio di strofe. E poi, quell’apertura in Mib non ci serve proprio. Ce l’hai messa soltanto per far vedere che conosci bene l’armonia.
MS: Ah, è questo che pensi eh? Pensi che io faccia i dischi per nutrire il mio ego? Il ponte in Mib, be’ quello è fondamentale, non senti come cresce la tensione prima del break di batteria?

Ecco, una cosa così, tipo per otto ore al giorno. E quando è contento uno, l’altro si lamenta, e viceversa. Staremo a vedere che succede, vi terrò aggiornati. L’altra novità sta nel fatto che non avrò una backing band fissa, quanto piutttosto una formazione aperta composta da diversi musicisti, con alcuni dei quali ho già lavorato in passato, con altri invece è la prima volta. Man mano che le sessions proseguiranno troverete tutto qui, nell’apposito diario delle registrazioni (il nome non mi piace mica, ne cercherò uno più adatto alla bisogna).

Cos’altro posso dirvi? Che sarà un disco piuttosto scarno, essenziale (è il songwriter che parla…) e decisamente chitarristico. Un disco quasi roots ma non acustico. Un disco che spaccherà il culo (questo ovviamente è il produttore artistico che si riaffaccia)… Un disco con il cuore in mano. Si chiamerà Waterloo.

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