«Cosa fa, signora Gin, cosa aspetta?». E lei rispondeva: «Aspetto il mio Sandro».

Un’intervista di Oriana Fallaci a Sandro Pertini, pubblicata sull’Europeo nel dicembre 1973. Tra tutti i passaggi del testo, questo che incollo qui sotto mi ha colpito molto. Successe che Pertini fu imprigionato durante il fascismo. In precedenza, avendo annusato l’aria, il giovane Pertini aveva domandato alla madre di non chiedere mai la grazia per lui. Poi la prigionia si fece particolarmente dura, i suoi amici e compagni vennero a sapere che Sandro era in condizioni pessime e convinsero la madre a chiedere la grazia. E Pertini si infuriò. Il resto leggetelo da voi.

Pertini, si è pentito mai di averla fatta piangere?

Oh, sì! Se penso che le scrissi: «Io ti considero morta per ciò che hai fatto…». Se penso che la tenni due mesi senza posta… Ero esasperato ma commisi ugualmente una crudeltà. Me ne resi ben conto il giorno in cui la censura lasciò passare una lettera dei miei amici di Savona. Era una lettera in cui mi dicevano: Sandro, tu la stai ammazzando questa povera vecchia. Lei non è colpevole, Sandro: fummo noi a cercarla e chiederle di domandare la grazia. Lei rispondeva no, non devo farla la domanda di grazia perché il mio Sandro non vuole, gliel’ho promesso, gliel’ho giurato, voglio esser degna di lui. Ma noi insistemmo: signora, suo figlio sta morendo, solo lei può salvarlo. E una madre, pur di salvare il figlio, si aggrappa a un ferro rovente. Appena seppi la verità, le scrissi e… L’avrei rivista nel 1943, la mia mamma. Per pochi giorni. E poi non l’avrei rivista più… Dice che i tedeschi avevano occupato la casa dove lei viveva sola. Dice che dormivano lì e lei ne soffriva tanto. Si ribellava, diceva: «Mi fate le prepotenze perché non c’è mio figlio! Ma verrà, mio figlio, a mettervi a posto!». Si ammalò, in quel periodo. Cadde da una sedia e si ammalò. I compagni di Milano lo sapevano e me lo tennero nascosto. Temevano che corressi ad abbracciarla e così mi facessi arrestare dai tedeschi. E io non la rividi più, la mia mamma. Morì nel 1945, lo seppi durante la Liberazione. Il destino. Mia moglie entrò nel mio studio con una compagna e disse: Sandro… Oh! Mi scusi, Oriana… Ma io ho amato così immensamente mia madre… Dice che stava sempre seduta sul muricciolo… C’era un muricciolo dinanzi a casa mia… E la gente passava e le diceva: «Cosa fa, signora Gin, cosa aspetta?». Perché la chiamavano signora Gin. E lei rispondeva: «Aspetto il mio Sandro».

L’intervista completa la trovate qui

Sandro Pertini su wikipedia

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