cronache dal nessunluogo

Eravamo lo spirito santo, la madre e io – il figlio si era attardato su una strada che conduceva al nessunluogo, e infatti non arrivò mai. La notte era soleggiata come un lago salato sotto la pioggia battente e il suo calore si riverberava sulle montagne. Io mi ero fatto tatuare ‘Ogni lasciata è persa’ sull’avambraccio destro e poi me lo ero fatto amputare e lo avevo lasciato ai reduci di Nikolaevka. Il tenente ci ordinò di sparare agli abitanti inermi del villaggio. Noi ci rifiutammo e puntammo i nostri parabellum sui nostri piedi. Gli inservienti nudi raccolsero la poltiglia delle nostre estremità e ne fecero polpette per i prigionieri politici omosessuali, che morivano di sete nella gabbia delle scimmie. Poi giunse la notizia che l’Apollo era atterrato su Marte e tutti tirammo un sospiro di sollievo, eccetto la rana a due teste, che continuava a contare i suoi soldi con aria preoccupata. L’uomo-cervo scese dalle montagne correndo a rotta di collo inseguito da una nuvola verde che prometteva pioggia. Io mi riparai sotto la tettoia, estrassi il libro delle preghiere e lo usai come cuscino. Non riuscii a dormire, le esplosioni si facevano sempre più vicine e il mio stomaco gorgogliava. Presi sonno comunque, e quando al mattino mi svegliai era già notte fonda, e i grilli saltavano nella campagna e cantavano motivi tradizionali.

La notte del mattino dopo lo spirito santo venne da me e mi chiese se avessi visto il figlio – gli risposi di no, e gli dissi di andare a cercarlo nella foresta oltre il crinale. Le acque del fiume erano uscite dal letto e si erano precipitate sui tetti delle case, osservate con stupore dalle ultime mucche del villaggio. Un tank con la testa di cavallo ci passò davanti. Un prete, abbarbicato sulla torretta, distribuì alla folla le ‘Nuove regole per la salvezza dell’anima in tempo di guerra’, e tutti si misero a leggere pur non conoscendo il francese. Lo spirito santo tornò a mani vuote e anche la sua aureola pareva indebolita. I fasci di luce della contraerea attraversavano il cielo solcato da migliaia di cavallette che si avvicinavano con il loro carico di morte. Non c’è da preoccuparsi, dissi io, sarà sufficiente andare dalla rana a due teste e minacciarla di portargli via tutti i suoi soldi – vedrete che richiamerà le cavallette e tutto si sistemerà.

Da un buco nel cielo precipitò un sasso che recava una scritta in una lingua indecifrabile che io compresi al volo, ma decisi di non rivelare agli abitanti del villaggio. Lo spirito santo mi guardò con complicità – anche lui conosceva quella lingua – e decidemmo tacitamente di non confessare a nessuno il senso di quelle parole. Con quel peso sulla coscienza corremmo sulla statale oltre il bosco per andare a parlare come al solito con le prostitute romene che lavoravano là. Ci accolsero con la consueta indifferenza. Una di esse ci mostrò un seno ipertrofico sul quale era disegnata la faccia nascosta della Luna. Estasiati da quella visione io e lo spirito santo decidemmo di tornare al villaggio per cercare la madre e vedere se si riusciva a combinare qualcosa. Ma non la trovammo. Alcuni dissero che si era avventurata verso il nessunluogo alla ricerca del figlio che si era perso, altri che l’avevano vista salire sulla torretta del tank dalla testa di cavallo insieme al prete e a una cassa di champagne. Non la rivedemmo più.

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