Come Tom Joad riuscì a far chiudere il NYSE

Quando Bruce Springsteen iniziò a scrivere The Ghost of Tom Joad, un disco acustico di tema politico e sociale, trasse ispirazione da una serie di articoli pubblicati sul Los Angeles Times (all’epoca viveva in California) che parlavano della diaspora dei migranti messicani che cercavano di oltrepassare il confine con gli Stati Uniti per iniziare una nuova vita (gli articoli sono accreditati e citati nelle note accluse al disco). Allo stesso modo, una settantina di anni prima, John Steinbeck aveva tratto l’ispirazione da cui scaturì il suo capolavoro The Grapes of Wrath (Furore) da una serie di articoli che narravano della migrazione verso l’ovest dei contadini che avevano perso la terra a causa delle Dust Bowl, le tempeste di sabbia che stavano distruggendo i raccolti e gettando sul lastrico decine di migliaia di piccoli mezzadri. La title-track del disco di Springsteen di cui sopra riattualizza il protagonista del romanzo di Steinbeck, Tom Joad, creando un significativo parallelismo tra l’America della Grande Depressione e quella della fine del XX secolo. Già Woody Guthrie aveva composto una canzone ispirata al capolavoro steinbeckiano, una ballata intitolata semplicemente Tom Joad. Ma Springsteen si spinge oltre, arrivando a parafrasare nell’ultima strofa le parole che il protagonista del romanzo rivolge alla madre, quando la informa della sua intenzione di lasciare la famiglia e proseguire da solo. In quelle parole, si manifesta una delle tematiche principali del romanzo, quella di una grande anima del mondo, della quale siamo tutti partecipi e che tutti condividiamo. Così, quando la madre chiede al figlio quando potrà vederlo, lui le risponde così:

“Dove c’è qualcuno che lotta per dare da mangiare a chi ha fame, io sarò lì. […] Sarò negli urli di quelli che si ribellano… e sarò nelle risate dei bambini quando hanno fame e sanno che la minestra è pronta.” [Traduzione di Sergio Claudio Perroni, Bompiani, 2013.]

Che, nell’ultima strofa del brano di Springsteen, diventa questo:

“Mom, wherever there’s a cop beating a guy / wherever a hungry newborn baby cries / wherever there’s a fight against the blood and hatred in the air / look for me, Mom, I’ll be there.”

Uno degli elementi più significativi della cultura popolare, secondo me, è che nulla di essa va perduto quando gli artisti si assumono la responsabilità di affrontare tematiche universali, che non hanno né tempo né luogo, ma semplicemente rappresentano delle invariabili costanti dell’esperienza umana. Così, quando nel 1999 i RATM decidono di girare il video del brano Sleep Now in Fire di fronte alla sede del NYSE, la Borsa di New York, gli addetti alla sicurezza decidono di chiudere la sede durante le riprese, temendo proteste e scontri, pur non interrompendo le contrattazioni. E visto che gli stessi RATM fecero una cover del brano di Springsteen, del brano ispirato da Steinbeck, a me piace pensare che il vecchio Tom Joad, in qualche modo, abbia avuto la sua rivincita – lui e tutta la folla di diseredati come lui – e che lo spauracchio delle sue rivendicazioni di giustizia, dignità e rispetto, passate da un artista a un altro come il testimone di una staffetta, sia riuscito a costringere gli operatori della Borsa a barricarsi per qualche ora all’interno della loro sede di lavoro, prigionieri di se stessi e del mondo che essi stessi hanno contribuito a costruire.

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