La resa di Cesare Basile

Live report: Cesare Basile e I Caminanti, Serraglio, Milano, 23/03/17

Ieri sera Cesare al Serraglio. Band di sei elementi tre uomini e tre donne. Suono a volte maestoso, altre asciutto fino all’osso. Gli uomini ancorano la musica alla terra, alle radici, le donne la sollevano, la spingono in alto, la fanno galleggiare. Esattamente in mezzo, la voce di Cesare, che si fa né maschile né femminile per parlare a nome di tutte e tutti, spesso accompagnato da un controcanto femminile che sa di coro greco, che commenta gli accadimenti, che lascia presagire il futuro. C’era un senso di circolarità ieri sera, collegato strettamente a quello di isola: da un’isola non si può fuggire, come non lo si può fare da se stessi. Si è costretti a stare, a essere, nel qui e nell’ora, senza il sollievo della possibilità di andarsene ‒ dai luoghi o da se stessi. E l’altro concetto che mi è frullato in testa ieri sera per tutto il concerto è quello di resa. Cesare si è arreso, i Caminanti sono un gruppo di artisti che ha deciso di arrendersi. Arrendersi a se stessi, arrendersi alla musica, arrendersi a un ruolo nel qui e nell’ora che non potevano più evitare. Ed è una resa connotata da una gioia sobria, a giudicare dalle facce, dagli sguardi e dal movimento dei corpi sul palco, ieri sera. Una resa di cui partecipa anche il pubblico: guardandomi intorno vedevo facce stupite, gente a occhi chiusi che faceva dondolare il capo al ritmo della musica, sorrisi accennati che nascondevano molto di più. La resa a un’ossessione ‒ la vita, la libertà o l’arte ‒ sottolineata da schemi ritmici ripetitivi, ossessivi, primordiali, e soluzioni armoniche monocordi, una base elementare che gli uomini portano avanti infondendole profondità e spessore e le donne colorano e ricolorano, distendono e poi accartocciano con le voci, le tastiere, la chitarra, le percussioni, i loro corpi stessi. Cesare canta in un dialetto siciliano a me incomprensibile, ma questo mi impedisce di cogliere il significato delle parole, non il senso, che arriva a ondate. Quindi la Sicilia, i campi, il mandorlo amaro e gli aranci, i muretti a secco battuti dal sole, gli scecchi stracarichi. Verga, i Malavoglia. Odore di carne, sangue, zolfo, sudore. Puzza di morte e d’amore. Sesso e bava alla bocca. Muscoli che si tendono, acqua che cola. L’eterna lotta dell’uomo con la vita e con se stesso, con la società e con la morte. Una lotta che i Caminanti hanno imparato a condurre e, forse, anche a vincere, nell’unico modo in cui si possa fare. Arrendendosi a se stessi.

[Foto Gianluca Giusti]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...