Letture in corso

Sto lavorando molto, e quando lavoro molto riesco a leggere poco per diletto. In ogni caso, ecco ciò che ho letto o sto leggendo ultimamente.

Patti Smith, Devotion, Bompiani, traduzione di Tiziana Lo Porto. Una sorta di diario, prosa poetica, cibo per l’anima per noi ex rocker avanti con gli anni.

Derek Walcott, Mappa del nuovo mondo, Adelphi, traduzione di Barbara Bianchi, Gilberto Forti e Roberto Mussapi, con testo a fronte. Non conoscevo Walkott, mea culpa, che letto oggi risuona come una voce lirica più che mai necessaria, chiarificatrice. Scrive nell’inglese meticcio e storico della sua San Lucia, apprezzabile in questa edizione con testo a fronte.

Da “Epiloghi”:

Le cose non esplodono:
vengon meno, sbiadiscono,
come il sole sbiadisce dalla carne,
come la schiuma esala nella sabbia […]

William Kennedy, Ironweed, Minimum Fax, traduzione di Luciana Bianciardi. Un romanzo impietoso su una vita ordinaria, fatta di sogni e tragedie, come quella di ognuno, percorsa dal sottile ma inestinguibile fremito che scuote le migliori opere d’oltreoceano: la speranza dei vinti, la cocciutaggine dei losers che non si arrendono, la voce di un’umanità che lotta per restare umana. Non assomiglia a nulla che abbiate già letto.

Chris Offutt, Country Dark, Minimum Fax, traduzione di Roberto Serrai. Una fucilata, come da azzeccata copertina. Un reduce della guerra di Corea torna a casa e dovrà lottare per difendere ciò che lo tiene in vita. Tradotto splendidamente da Serrai, che ci restituisce una lingua aspra e dura e netta, andrebbe letto ascoltando Nebraska, secondo me.

Wislawa Szymborska, Amore a prima vista, Adelphi, a cura di PietroMarchesani, con testo a fronte. Parafrasando, leggete tutto quello che trovate della Szymborska.

Da “Accanto a un bicchiere di vino”

Mi metto a ridere, inclino il capo
con prudenza, come per controllare
un’invenzione. E ballo, ballo
nella pelle stupita, nell’abbraccio
che mi crea.

Fabrizio Dragosei, Stelle del Cremlino, Bompiani. Un saggio uscito nove anni fa sulla nuova Russia, acquistato e leggiucchiato mentre traducevo un saggio sulla nuova Russia, di prossima uscita. Chissà come andrà a finire.

Joshua Cohen, Un’altra occupazione, Codice Edizioni, traduzione di Claudia Durastanti. Altri due veterani, dell’esercito israeliano, stavolta, che impiegano il loro anno di riposo trasferendosi a New York, dove la guerra non si fa con le armi in pugno, perlomeno non con armi che sparano, ma che possono fare ugualmente male.

Islanda, The Passenger, Iperborea. La nuova rivista/libro di Iperborea, prima uscita dedicata all’Islanda, da leggere davvero tutta d’un fiato. Edizione curatissima e molto elegante, consigliata anche ai feticisti dell’oggetto libro.

Olivia Laing, Città sola, Il Saggiatore, traduzione di Francesca Mastruzzo.

[…] La solitudine si accompagna a un forte desiderio di liberarsene; cosa che non può essere raggiunta con la sola forza di volontà o limitandosi a uscire di più, ma sviluppando relazione strette. Più facile a dirsi che a farsi, specie per le persone la cui solitudine nasce da un lutto, da una forma di esilio o da un pregiudizio, che hanno dunque ragione di temere o di diffidare del rapporto con gli altri, oltre che di desiderarlo.

Andrea Giardina (a cura di), Storia mondiale dell’Italia, Laterza. Una cavalcata nella storia del Belpaese, per ricordare – a chi lo desideri – chi siamo, da dove veniamo e dove stiamo andando. Dal primo capitolo dedicato a Ötzi, l’ormai famoso uomo dei ghiacci alpini, fino all’ultimo, dedicato a Lampedusa, passando per quello sulla nascita di Roma, intitolato “753 a.C.: sangue misto”, Giardina ha raccolto una serie di saggi di grande interesse anche per i non addetti ai lavori, il cui maggior merito risiede, secondo lo scrivente, nel ribadire il concetto di Italia come luogo di raccolta di viaggiatori e profughi, oggi svilito dalla ebete vulgata del sovranismo, impegnato a propagandare il ritratto di una nazione di gente dal sangue ‘puro’, qualsiasi cosa questo voglia dire.

Da “753 a.C.: sangue misto”

[…] Plutarco racconta che ancora prima di fondare la città, i due gemelli «istituirono un luogo sacro come asilo per i ribelli, e lo intitolarono al dio Asylaios [il dio dell’Asilo]: vi accoglievano tutti, non restituendo lo schiavo ai padroni, né il povero ai creditori, né l’omicida ai magistrati; anzi sostenevano che per un responso dell’oracolo di Delfi erano in grado di garantire a tutti coloro che vi si rifugiassero il diritto di asilo [… ]»

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