I miei sei titoli del 2021

Innanzitutto, non sono usciti tutti nel 2021, ovviamente. Poche parole per ogni titolo, che per me sono da acquistare a occhi chiusi.

Cettina Caliò, Di tu in noi (Nave di Teseo)

Raramente ho trovato un’espressione così luminosa e vitale di un dolore feroce e in grado di coprire ogni cosa. È una grande lezione quella che ci regala Caliò, non solo di scrittura (equilibrio formale, lampi improvvisi, una lingua cocciuta, che non intende mollare la presa, decisa a indagare ogni minimo movimento interno o esterno fino alle soglie dello sfinimento, tutto un danzare sul baratro prima di gettarvisi per vedere l’effetto che fa), ma di vita: guardarsi intorno, ammirare le macerie visibili e invisibili, resistere al crollo, sentirsi vivi e ancora più toccati dall’esistenza. Che resta tale, cioè l’esistenza continua a esistere, sembra un birignao ma è l’unica cosa che ci è dato sapere, qui.

Jesmyn Ward, Sotto la falce (NN, trad. Gaja Cenciarelli)

Un cazzotto nello stomaco, uno squarcio su un mondo che noi bianchi (e uomini) possiamo solo annusare da lontano. Fino a quando non arriva una scrittrice così, ti prende per un braccio e ti porta in quel buco nero in cui l’eredità, il sangue, il retaggio storico, culturale, familiare plasmano ogni singolo secondo della tua stessa vita e delle persone che ti stanno intorno. Per il New York Magazine è uno dei libri del secolo.

Cees Nooteboom, Cerchi infiniti – viaggi in Giappone (Iperborea, trad. Laura Pignatti)

Ho scoperto Nooteboom, autore di romanzi, saggio, libri di viaggio e raccolte poetiche, con colpevole ritardo con Addio, raccolta di poesie sempre per Iperborea. Poi ho letto Luce ovunque, tutte le sue poesie pubblicate da Einaudi. E ho proseguito con questo. E credo andrò avanti con tutto il resto della sua produzione. Mio consiglio: sceglietene uno a caso e partite da lì.

Barry Lopez, Attraverso spazi aperti (Black Coffee, trad. Sara Reggiani)

Io ne voglio ancora e ancora di libri come questo. In cui l’uomo e la sua esperienza esistenziale viene spogliata da tutto il ciarpame che ci portiamo addosso e prova a ristabilire una connessione con il paesaggio e la parte più profonda di sé. Fa parte della collana This Land di Black Coffee, io ho dovuto sceglierne uno ma tutti i titoli sono di grande interesse.

Flannery O’Connor, Un brav’uomo è difficile da trovare (minimum fax, trad. Gaja Cenciarelli)

Minimum Fax propone una nuova traduzione dei dieci racconti qui contenuti e già pubblicati secoli fa da Bompiani nella traduzione di Marisa Caramella e Ida Omboni). In queste storie e in questi personaggi è racchiusa tutta la visione del mondo della O’Connor e tutta la sua forza di scrittrice realistica e visionaria al tempo stesso. Non c’è pietà, non c’è salvezza, non c’è riparo. Per citare il reverendo Casy di Furore: “There’s no right or wrong, there’s just what people do”.

John Steinbeck, Diario di bordo dal Mare di Cortez (Bompiani, trad. Roberta Martignon)

Il nostro alle prese con un viaggio scientifico: si imbarca per il Mare di Cortez, nella California meridionale, per raccogliere e studiare invertebrati e pesci che ne popolano le acque. Il suo compagno d’avventura è il biologo marino Ed Ricketts, alla cui descrizione sono dedicate le divertentissime pagine iniziali, la cui figura comparirà poi tra i personaggi di Vicolo Cannery (1945).

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